Bruxelles rivede il 2035: cosa cambia davvero per auto, industria e consumatori

Il 16 dicembre 2025 la Commissione europea ha messo sul tavolo un pacchetto per l’automotive che, nei fatti, ammorbidisce l’impostazione originaria del 2035.

Il punto chiave: non più -100% di emissioni allo scarico per le auto nuove, ma -90% rispetto al 2021.

Quel 10% residuo verrebbe gestito con:

  • materiali a minore impronta (es. acciaio low-carbon UE)
  • carburanti alternativi (e-fuels e biocarburanti non alimentari da scarti)

Tradotto: non è la fine dell’elettrico. È la fine del dogma.


Cosa cambia davvero per le tecnologie e per il mercato

La direzione è una: neutralità tecnologica


Dentro il perimetro: BEV, idrogeno e soluzioni “ponte”

  • BEV (elettriche a batteria)
  • idrogeno
  • plug-in hybrid, range extender, mild hybrid
  • combustione “tollerata” entro un sistema di compensazioni


Il messaggio strategico: difendersi dalla Cina sulle piccole elettriche

La Commissione prova a costruire una nicchia industriale europea sulle piccole BEV, prevedendo:

  • super-crediti
  • corsie regolatorie dedicate
  • obblighi alleggeriti per alcuni anni

Obiettivo implicito: non lasciare quel segmento (prezzi e volumi) completamente in mano alla scala asiatica.


La leva “silenziosa” ma decisiva: flotte aziendali

Se vuoi capire dove l’UE prova a fare massa critica, guarda qui: flotte aziendali, con target nazionali vincolanti.


Perché le flotte contano davvero

  • fanno volumi
  • i volumi abbassano i prezzi
  • i prezzi, poi, arrivano sul mercato retail (e sull’usato)


Batterie e semplificazioni: abbastanza per competere?

Nel pacchetto ci sono due segnali:

  • Battery Booster: 1,8 miliardi, di cui 1,5 in prestiti a tasso zero per celle prodotte in Europa
  • semplificazioni amministrative con risparmi stimati per l’industria

Il punto resta la scala: oggi l’Asia corre su un altro piano. O si accelera davvero, o si resta inermi ma virtuosi.


Il vero tema non è tecnico: è politica industriale

L’errore “a monte” non è l’obiettivo climatico. È averlo venduto come un interruttore: una data e via.


I due danni dell’“interruttore”

  1. Industria: investimenti a scatti e paura di buttare miliardi se le regole cambiano
  2. Consumatori: confusione, attesa, paralisi — quando non capisci cosa conviene comprare, rimandi


La realtà europea (e italiana) non è ideologica

In Europa ci sono Paesi pronti e Paesi meno pronti. In Italia il nodo è spesso infrastruttura + tempi + uso lavorativo dell’auto.


La domanda vera di chi lavora non è “cosa penso”, ma “cosa riesco a fare”

La ricarica può funzionare benissimo per molti. Per altri la questione è operativa: compatibilità con la routine e col lavoro.


Pragmatismo sì, ma attenzione al rischio opposto

La correzione della Commissione è pragmatismo.

Il rischio: che “neutralità tecnologica” diventi il modo elegante per rimandare tutto.

E allora perdi due volte:

  • perdi la scala dell’elettrico
  • perdi la credibilità delle regole


La frase chiave: fiducia e stabilità regolatoria

Se la regola cambia ogni due anni, il mercato non sceglie: scommette.

E quando la gente deve scommettere su un’auto, non compra.

Bruxelles non ha scoperto l’ibrido: ha riscoperto la realtà. Il 2035 passa dal “tutto o niente” al “quasi”: -90% allo scarico, più una quota residuale gestita con compensazioni e carburanti non alimentari.

Nel frattempo prova a costruire domanda (flotte), filiera (batterie) e una nicchia industriale sulle piccole elettriche europee.

Resta un punto che nessuna direttiva può risolvere da sola: la fiducia. Senza stabilità regolatoria, l’acquisto non è una scelta: è una lotteria.

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